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I Cistercensi furono accusati, a torto, di non essere sensibili ai valori dell'arte e del bello, a causa del loro ideale di povertà e di semplicità. Simili critiche si basano su un'idea dell'arte come sovrabbondanza di decorazioni e ornamenti che coprano tutte le superfici, come si ebbe nel periodo del Barocco, per fare un esempio. Oggi invece apprezziamo proprio l'essenzialità e la nudità delle chiese cistercensi. Ma per smentire completamente tali giudizi basterebbe osservare le miniature uscite dallo "scriptorium" di Cîteaux.
I capolavori sono i quattro volumi della Bibbia di santo Stefano, terminati nel 1109, eccezionalmente preziosi per la bellezza e la ricchezza delle miniature e delle iniziali. Di poco inferiore, a livello artistico, è una copia dei "Moralia in Job" di san Gregorio Magno terminata nel 1111.
Le figure, stilizzate e caricaturali, rappresentano monaci al lavoro: mentre segano un albero, raccolgono le messi, vendemmiano, tessono. Altri manoscritti del 1125 sono decorati allo stesso modo.
I due primi volumi della Bibbia manifestano ancora l' influsso dell'arte irlandese, ma i libri seguenti forniscono la prova che i Cistercensi hanno saputo mostrare, ben presto, originalità nelle scene e nei personaggi, col disegno a inchiostro arricchito dalla tempera. Hanno avuto certo dei modelli, dei temi iconografici, ma vi si trova quello stile, quella libertà di composizione, quel tratto sicuro, quell'equilibrio nelle proporzioni, che rivelano i veri artisti e sono sconosciuti ai semplici copisti.
Tutto quello che hanno ricevuto dal passato lo hanno trasformato e ricreato per fornire opere del tutto originali, in cui esprimono la loro personalità e il loro temperamento.