la Medicina Monastica
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Ferri Chirurgici
Ferri chirurgici ritrovati fra le rovine del monastero cistercense di Öm       (Danimarca - 1172)

Raffigurazione di un malato

La medicina monastica fondò - come scrive Pazzini -"...la speranza della guarigione su due fattori: la misericordia di Dio da impetrarsi con la preghiera e l'azione dei semplici da somministrarsi secondo le regole dell'arte. Nasce così, dentro le mura del monastero, l'orto dei semplici e l'armarium pigmentariorum, il primo per la coltivazione delle erbe medicinali ed il secondo per la loro conservazione nel tempo. Nei monasteri si sceglie un monaco, particolarmente preparato per queste due attività, che sarà chiamato poi monachus infirmarius in quanto, in nuce, rappresenta, ad un tempo, il farmacologo, il medico e lo speziale di oggi. Al monachus infirmarius era affidato l'armarium pigmentariorum, che rappresenta la primitiva farmacia monastica, infatti era questo monaco che preparava le medicine e curava ad un tempo i monaci malati.
Abbiamo così la prova dell'autonomia di ogni Monastero in quanto poteva disporre di una attrezzatura primordiale, modesta quanto si voglia, ma idonea, per quei tempi, all'assistenza non soltanto dei monaci malati, ma anche dei pellegrini, dei vecchi, dei poveri che si rivolgevano al Monastero".