la Giornata del Monaco
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Esistono scritti di vario genere - custoditi nei monasteri o raccolti in documenti di altra provenienza che parlano dei monaci - che possono dare notizie precise su come si vivessero nel quotidiano i primi monaci cistercensi.
importante precisare, comunque, che basterebbe prendere la Regola di San Benedetto, loro ideale di vita, per trovarvi chiare indicazioni su come organizzare la giornata nella vita monastica.
I monaci di CÎteaux si alzavano poco prima delle due di notte e si coricavano alle 16,30 circa, in inverno, alle ore 20, in estate. Il troppo breve sonno estivo era compensato da un riposo di un paio d'ore dopo pranzo. La levata in piena notte (più comunemente verso le tre), è mantenuta anche oggi in quelle comunità cistercensi che non hanno attività esterna e sono, quindi, "interamente dedite alla contemplazione", per usare una formula classica.
, questo, uno degli elementi che più meraviglia il "profano" che viene per la prima volta in contatto con tale vita monastica.
Più avanti vedremo le ragioni di questo spostamento d'orario, al quale, d'altronde, il corpo si abitua ben presto e che ha spesso il pregio di lasciare l'impressione di una lunga giornata, di aver guadagnato tempo.
Ma ritorniamo alla giornata monastica dei primi religiosi di CÎteaux: in inverno c'era un solo pasto, alle 13,30 circa; in estate due - alle 11 e alle 18,30.
Il tempo rimanente era diviso tra liturgia (della durata complessiva di quattro ore nei giorni feriali, cinque la Domenica e i giorni di festa), lavoro (che occupava i monaci per due ore l'inverno e sei in estate), una riunione comunitaria detta Capitolo e la Lectio Divina (lettura e studio di testi sacri). Vediamo separatamente questi elementi.


La Liturgia

La Liturgia, accompagnata dal canto Gregoriano, iniziava di notte, con le Vigilie, che volevano essere un modo di accogliere l'invito, più volte espresso da Gesù, nel Vangelo, di vegliare e preparare per essere sempre pronti al ritorno glorioso del Cristo, e inoltre un modo di santificare la notte.
Per santificare tutta la giornata e adempiere al comando di pregare incessantemente, vi erano gli altri sette uffici liturgici: i due principali erano le Lodi e i Vespri, le prime al sorgere e i secondi al calare del sole; le prime per ricordare la risurrezione di Cristo, lodarlo per le sue meraviglie e per la salvezza che ci ha donato, intercedere per tutti gli uomini che affrontano un nuovo giorno di vita, i secondi per ringraziare Dio per il suo aiuto nel giorno che terminava e ricordare la fine dei tempi con l'avvento definitivo del Regno di Dio.
Tra questi due uffici vi sono le cosiddette Ore minori, perché più brevi, e che conservano il nome antico: (Ora) Prima alle sei, (Ora) Terza alle nove, (Ora) Sesta alle dodici, (Ora) Nona alle quindici. Esse accompagnavano e scandivano tutta la giornata. Prima del riposo notturno c'era l'ultimo ufficio: la Compieta, con cui ci si abbandona a Dio, che veglia il sonno degli uomini, e si chiede perdono delle mancanze della giornata. Sopra tutti questi appena descritti, rimane l'ufficio più importante, il culmine della Liturgia, che è la Messa; celebrata alle otto del mattino essa rappresenta e forma l'unità della comunità nella comunione col Cristo.

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La Lectio Divina

La Lectio Divina era la preghiera personale del monaco, riscoperta di recente e proposta ora anche a tutti i Cristiani.
Come dice il nome, la base è la lettura della Parola di Dio - cioè della Bibbia - o di un commento spirituale ai suoi argomenti.
La lettura, nell'antichità, non era solo mentale, com'è uso oggi, ma si pronunciavano effettivamente le parole, magari sottovoce.
Parte integrante, per tradizione, di tale preghiera era anche una meditazione della Parola, una orazione di risposta a Dio, che aveva parlato, per aprirsi poi alla contemplazione, cioè alI'amore di Dio.
Le varie letture spirituali e lo studio erano visti come preparazione all'incontro con Dio nella Lectio Divina.

Il Capitolo

Il Capitolo, riunione giornaliera della comunità, era situato dopo l'ufficio di Prima.
L'Abate, o chi da lui incaricato, leggeva e commentava un capitolo della Regola di San Benedetto; se necessario c'erano informazioni e distribuzione dei lavori, esame dei problemi più importanti, spirituali e materiali, della comunità e, a intervalli regolari, l'accusa pubblica delle mancanze alla vita monastica. Questa era, di solito, spontanea; nei casi di evidente reticenza, però, si poteva accusare un fratello per qualche mancanza. Alle accuse seguivano le penitenze, assegnate dall'Abate, che consistevano in gesti di umiliazione, digiuno parziale o totale, e, in casi gravi, anche deposizione da un incarico e punizioni corporali, date sul posto.

Vita unificata
(preghiera e lavoro)

In sintesi, possiamo dire che tutto, nella vita concreta del monaco, è ordinato a quello che San Benedetto chiama la "ricerca di Dio".
Anche il lavoro, senza perdere altre caratteristiche, è visto dai monaci come un modo di pregare, ossia di entrare in relazione con Dio, perché viene visto come partecipazione all'opera creatrice di Dio.
I monaci sentivano fortemente che il monastero è la casa di Dio, in cui abita Dio, secondo la promessa di Gesù Cristo: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". Per questo non esitavano a parlare della vita claustrale come di un nuovo paradiso terrestre.