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Nell'ultima metà del XX secolo, esigenze e consumi sempre crescenti, derivati da tutte le attività dell'uomo - dal lavoro allo svago, ai viaggi - hanno reso sempre più evidenti gli enormi danni provocati alla natura.
Il problema ecologico, lo smaltimento dei rifiuti, l'inquinamento atmosferico, l'avvelenamento delle falde freatiche - perfino dei mari - ci hanno, se non altro, resi più consapevoli del valore dell'ambiente naturale, della sua bellezza e della sua importanza per il nostro equilibrio psicofisico.
Già da tempo architetti e urbanisti si preoccupano dell'armonizzazione e dell'impatto ambientale nel realizzare nuove costruzioni; addirittura ricreano la condizione originaria delle aree, se questa è stata distrutta.
Altri erano i problemi nel XII secolo, ma i Cistercensi hanno sempre dedicato molta cura alla scelta del luogo ove costruire i loro monasteri.
E il fatto che alcuni monasteri si siano addirittura spostati, magari in occasione di un ampliamento, in un luogo giudicato più favorevole, testimonia sia della loro attenzione al problema, sia della loro acquisita esperienza per rispondere alle esigenze della loro vita, nello stesso tempo tradizionale e nuova.
Il famoso detto: «Benedetto amava i monti, Bernardo le valli», benché non esatto, può servire ancora per caratterizzare, in prima approssimazione, la differenza di insediamento tra i monaci "neri" e quelli "bianchi". Le ragioni di questa differenza vanno ricercate soprattutto nella storia.
San Benedetto visse in tempi tragici: caduto l'Impero d'Occidente, l'Italia fu a lungo teatro di una guerra tra le orde barbare dei Goti e l'esercito dell'Impero d'Oriente, formato da truppe mercenarie e raccogliticce, non certo migliori dei loro avversari.
Conquiste e riconquiste, saccheggi e distruzioni erano all'ordine del giorno.
Indispensabile per i monaci costruire in un luogo almeno collinoso, ove la natura stessa offrisse una prima difesa.
I Cistercensi, invece, sorsero in un periodo di relativa calma e di rafforzamento di quelli che poi sarebbero divenuti gli Stati nazionali, essendo finite le scorrerie dei pirati scandinavi dal nord e di quelli arabi dal sud.
Logico, quindi, rivolgersi a valli isolate, che offrivano vicinanza di campi coltivabili e acqua corrente (torrenti o piccoli fiumi) per le numerose necessità del monastero. Spesso il luogo era donato da un proprietario terriero, nobile o vescovo che fosse, ed era, oltre che solitario, anche abbandonato, incolto, malsano, selvaggio, addirittura paludoso, come fu proprio il caso di Cîteaux.
La bonifica era, allora, il primo impegno dei monaci, umanizzando e creando un ambiente più propizio alla vita, nel rispetto di quanto di buono e di bello c'era nella natura circostante e inserendovi armoniosamente le loro costruzioni.
«La natura non è fatta per essere vista ma vissuta»': questo detto si potrebbe ben applicare ai Cistercensi. L'ambiente in cui vivevano non fu per loro una bella immagine. ove costruire una bella solitudine. Fu un modo di vivere e di pregare, col cuore e con le mani, e l'architettura, lo strumento di questa vita e di questa preghiera era in armonia col luogo scelto.
Un luogo che per la sua geologia, il suo rilievo, le sue acque, le sue pietre, determina il piano della costruzione, a volte anche l'orientamento, il suo aspetto, il suo "spirito".
Anche l'assenza di campanile o di torri favorisce il nascondimento e l'inserzione nei boschi, nella natura.
Anche le pietre dei muri spesso erano estratte dalla stessa terra su cui si costruiva. Così i muri erano della stessa sostanza, colore, luce, delle rocce circostanti. La compenetrazione era perfetta.
E l'acqua portava la vita. Preziosa, umile e casta, la chiamerà san Francesco; e noi ne stiamo riscoprendo, spesso rimpiangendo, il valore. Secondo una testimonianza dei primi tempi, ecco il fiumiciattolo di Cîteaux: «prima spinge la ruota del molino per il frumento, poi riempie le cisterne della birreria, alza e abbassa pestelli e magli, entra nella conceria, si divide in ciascuna officina, passa nella cucina, nell'immancabile lavamani all'entrata del refettorio, infine sotto le latrine, funzionando da fognatura naturale e non inquinante».
La natura, rispettata, abbellita, valorizzata, ricambia in abbondanza le cure fornite, per la gioia del corpo e dello spirito.