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Siamo all'apogeo di un rinnovamento, iniziato nel X secolo e manifestato chiaramente nell'XI. La fine delle grandi razzie degli Scandinavi dal nord, dei Saraceni dal Sud e degli Ungheresi dall'Est, rese possibile in Europa un grande rinnovamento della società, sotto l'aspetto demografico, economico, sociale, politico e culturale.
Papa Gregorio VII

Papa Gregorio VII

La Chiesa partecipa attivamente a questo sviluppo con la riforma Gregoriana, promossa da papa Gregorio VII (1073- 1085): indipendenza della Chiesa dal potere civile, ripresa del suo compito spirituale, miglioramento del clero.
Parte non piccola in questa riforma la ebbe il monachesimo, che già all'inizio del X secolo, con Cluny specialmente, si libera dal dominio dei nobili, dipendendo formalmente dal Papa, e conosce una crescita portentosa, in tutta Europa, ininterrottamente per più di 200 anni, sotto la guida di cinque santi abati. A Cluny grande importanza veniva data alla liturgia, che occupava gran parte della giornata del monaco, con conseguente riduzione al minimo del lavoro e della preghiera personale. Liturgia che voleva essere un preludio della Liturgia celeste e che quindi moltiplicava oro, argento, pietre preziose e sete per l'arredamento dell'altare, delle chiese, delle processioni, dei pontificali. Il governo era a imitazione della società feudale: da Cluny dipendevano alcuni monasteri, che a loro volta avevano priorati, in ordine gerarchico piramidale. Servitori e contadini supplivano il lavoro dei monaci, che si riservavano la trascrizione dei manoscritti, cosa peraltro assai benemerita per la cultura. Erano anche molto generosi con i poveri, sia abitualmente, sia soprattutto in occasione delle ricorrenti carestie, durante le quali arrivavano fino a vendere gli arredi della Chiesa per sovvenire alle necessità degli indigenti.
Storia dell'Ordine
I Fondatori
La Regola di San Benedetto
La Spiritualità Cistercense

vedi anche:

Monastero di Casamari
Cluny non fu la sola riforma di quei secoli assai fecondi: in Italia S. Romualdo fonda Camaldoli nel 1012; Giovanni Gualberto fa nascere i Vallombrosani nel 1039; Pier Damiani è eremita a Fonte Avellana. Nell'ovest della Francia nuove fondazioni e riforme furono numerose: tra le più importanti, la congregazione di Savigny, l'ordine di Grandmont, i monasteri doppi (monaci e monache) di Fontevrault, i Certosini, fondati da san Bruno nel 1084. In più le riforme canonicali dei Vittorini di Parigi e dei Premonstratensi. Tutte o quasi queste riforme hanno la stessa ispirazione: una vita più semplice e povera, più solitaria e separata dal mondo, più vicina al grande modello (in parte idealizzato) dei primi monaci. Nascono non in reazione a un periodo di crisi, ma sulla spinta di una crescita spirituale e materiale. É evidente che anche i Cistercensi si inseriscono in questo movimento e il loro grande successo è dovuto all'aver saputo interpretare le esigenze, le aspirazioni e la cultura della società di quel tempo.
Quasi subito però ci furono contestazioni e opposizioni. Le accuse vennero dal monachesimo benedettino tradizionale, dai monaci neri - per via del loro abito -, quelli di Cluny: li dicevano novatori, colpevoli di inventare un nuovo tipo di monachesimo, con esagerazioni, stranezze e un'osservanza letterale, proprio come gli Ebrei che osservavano la legge di Mosè.
Per difendersi dall'accusa di innovatori i Cistercensi, puntarono sull'osservanza integrale della Regola di san Benedetto, accusando gli altri monaci di essere dei trasgressori, infedeli alla loro vocazione. La polemica raggiunse il culmine con l'Apologia di san Bernardo, che metteva in contrapposizione i monaci neri, ricchi, pomposi, di vita agiata, ai monaci bianchi, i Cistercensi, appunto, bianchi dal colore del loro abito, fatto, per povertà con la lana grezza delle pecore, senza alcuna tintura, poveri come Cristo, che vivevano del proprio lavoro, come gli Apostoli, separati dal mondo come i primi monaci, austeri nell'abbigliamento e nell'arredamento della chiesa, parchi nel cibo.
Rispose Pietro il Venerabile, il quinto grande abate di Cluny, ricordando che la sostanza dell'insegnamento di san Benedetto consisteva nella carità, nella discrezione e nell'umiltà, che sembrava difettare ai focosi cistercensi ... Tuttavia, da buon discepolo di Cristo, accettò l'invito alla conversione e riformò parzialmente il suo Ordine.