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vedi anche:

Monastero di Casamari

Quale debba essere l'abate

Capitolo secondo

[1] L'abate che è giudicato degno di stare a capo del monastero, deve sempre ricordare come viene chiamato, e al nome di superiore rendere conformi le sue azioni. [2] Si sa infatti per fede che egli nel monastero fa le veci di Cristo, poiché viene chiamato col suo stesso nome, [3] secondo ciò che dice l'Apostolo: "Avete ricevuto lo spirito dell'adozione di figli, per il quale gridiamo: Abba, Padre".

[4] Niente perciò l'abate deve insegnare o stabilire o comandare che sia contro il precetto del Signore; [5] anzi il comando e l'insegnamento suo penetrino dolcemente nell'animo dei discepoli come fermento dì divina giustizia. [6] Ricordi sempre l'abate che della sua dottrina come dell'obbedienza dei discepoli, dell'una e dell'altra certo, si farà rigoroso esame nel tremendo giudizio di Dio.

[7] Sappia l'abate che sarà imputata a colpa del pastore ogni deficienza di frutto che il padre di famiglia avrà potuto trovare nel gregge. [8] D'altra parte però è altrettanto vero che se il pastore avrà adoperato ogni diligenza per pecore indocili e disobbedienti, e avrà prestato tutte le cure per la loro malsana condotta, [9] egli nel giudizio del Signore riuscirà assolto e potrà dire col Profeta al Signore: "La tua giustizia non l'ho nascosta nel mio cuore, la tua verità e la tua salute l'ho mostrata, ma essi mi hanno disprezzato e tenuto in nessun conto": [10] e allora le pecore che hanno rifiutato le sue cure riesca finalmente a domarle, come pena, la stessa morte.

[11] Quando uno dunque prende il nome di abate, deve governare i suoi discepoli con duplice insegnamento, [12] deve cioè tutto quello ch'è buono e santo, mostrarlo con i fatti più che con le parole; sicché ai discepoli capaci d'intendere proporrà i comandamenti del Signore con le parole, ma a quelli di tardo intelletto e di animo rude dovrà insegnare i divini precetti con le proprie azioni. [13] Qualunque cosa poi avrà presentata ai discepoli come contraria alla legge di Dio, mostri anche con i suoi fatti in qual modo bisogna evitarla, perché non avvenga che mentre insegna agli altri, egli sia trovato riprovevole, [14] e che Dio debba una volta dirgli per i suoi peccati: "Perché tu insegni i miei precetti ed hai sempre in bocca la mia alleanza, mentre hai disprezzato la disciplina ed hai gettato le mie parole dietro le spalle?" [15] Ed anche: "Tu che vedevi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, non hai visto la trave nel tuo".

[16] Eviti verso i suoi monaci ogni parzialità. [17] Non abbia preferenza d'amore se non per colui che egli avrà sperimentato migliore nella buona condotta e nell'obbedienza. [18] A chi è venuto nel monastero dalla condizione servile non sia anteposto chi è nato libero, purché non vi sia un'altra causa ragionevole: [19] giacché se l'abate, per esigenza di giustizia, riterrà di dover assegnare una simile precedenza, potrà farlo anche riguardo al posto di qualunque monaco; altrimenti ognuno occupi il suo posto, [20] perché, sia il servo che il libero, tutti siamo una sola cosa in Cristo e prestiamo sotto un unico Signore una medesima milizia di servitù; non vi è infatti presso Dio alcun riguardo di persona: [21] l'unico rispetto per cui Egli ci preferisce è se ci trova umili e migliori degli altri nelle opere buone. [22] Eguale carità eserciti dunque l'abate per tutti, una medesima linea di condotta segua per tutti, tenendo conto dei loro meriti.

[23] Nel suo magistero poi l'abate deve sempre osservare quella norma dell'Apostolo che dice: "Ammonisci, esorta, rimprovera" [24] avvicendando cioè i modi secondo le circostanze, alternando il rigore e la dolcezza, sappia dimostrare la severità del maestro e l'indulgente affetto del padre. [25] In altre parole, deve fortemente ammonire gl'indocili e gl'irrequieti; gli obbedienti invece e i miti e i pazienti scongiurarli a progredire sempre più; ma i negligenti e gli spregiatori della disciplina vogliamo che li rimproveri e li punisca.

[26] Né chiuda gli occhi sui vizi dei trasgressori, ma appena cominciano a sorgere, li strappi dalle radici con tutte le forze che può, memore del pericolo di Eli, sacerdote di Silo. [27] Quelli che sono più delicati d'animo ed assennati, li riprenda con le parole, avvertendoli una prima e una seconda volta; [28] ma i riottosi, gli ostinati, i superbi e i disobbedienti li reprima con le battiture e con altri castighi corporali fin dal primo affiorare del vizio, sapendo che è scritto: "Lo stolto non si corregge con te parole"; [29] e altrove: "Percuoti il tuo figliolo con la verga, e libererai l'anima sua dalla morte".

[30] L'abate deve sempre ricordare ciò che è, ricordare quel che importa il suo nome, e sapere che a chi più viene dato, più anche si richiede. [31] Sappia quanto difficile ed ardua sia l'impresa che assume di governare anime e di prestarsi alla diversa indole di molti, trattando uno con la dolcezza, un altro invece con i rimproveri, un altro con la persuasione: [32] secondo il carattere e l'intelligenza di ciascuno, egli a tutti si conformi e si adatti, in modo che non solo non debba lamentare perdite nell'ovile affidatogli, ma anzi possa rallegrarsi dell'incremento del gregge buono.

[33] Anzitutto non trascuri o tenga in poca stima la salvezza delle anime a lui commesse per preoccuparsi di più delle cose transitorie, terrene e caduche; [34] pensi invece sempre che ha ricevuto anime da reggere, di cui dovrà pure rendere conto. [35] E perché non adduca a pretesto l'eventuale scarsezza delle sostanze, ricordi che sta scritto: "Prima cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e queste cose vi saranno date in sovrappiù"; [36] così pure: "Niente manca a quelli che Lo temono".

[37] Sappia bene che chi prende anime a governare, deve prepararsi a darne rendiconto; [38] e ritenga per certo che quanti fratelli egli sa d'avere sotto la sua cura, di altrettante anime dovrà nel giorno del giudizio rendere ragione al Signore, oltre al conto che naturalmente darà dell'anima propria.

[39] Così, nel timore dell'esame che il pastore subirà circa le pecore a lui affidate, mentre si mantiene cauto per il rendiconto altrui, diviene sollecito di quello proprio, [40] e mentre con le sue ammonizioni corregge gli altri, anche lui si va emendando dei difetti suoi.

I N D I C E


Della convocazione dei fratelli a consiglio

Capitolo terzo

[1] Ogni volta che deve risolversi in monastero qualche affare di particolare gravità, l'abate convochi tutta la comunità, ed esponga lui di che si tratti. [2] Dopo aver ascoltato il consiglio dei fratelli, ci ripensi su da sé, e faccia quel che avrà stimato più utile. [3] Ma abbiamo detto di chiamare a consiglio tutti, perché spesso ad uno più giovane il Signore ispira un parere migliore.

[4] Allora però i fratelli diano il consiglio con tutta umiltà e sottomissione, e non osino sostenere con sfrontata ostinatezza il loro pensiero; [5] la decisione dipenda dal volere dell'abate; e in ciò che egli avrà stabilito come più opportuno, tutti gli obbediscano. [6] Ma come ai discepoli è doveroso obbedire al maestro, così è conveniente che anche lui tutto disponga con provvida ed equanime assennatezza.

[7] In tutto dunque tutti seguano come maestra la Regola, e nessuno ardisca deviare da essa.

[8] Nessuno in monastero vada dietro all'inclinazione della propria volontà. [9] Né alcuno abbia l'ardire di contendere col suo abate ostinatamente o fuori del monastero: [10] chi osasse far ciò, sia sottoposto alla disciplina regolare. [11] L'abate però dal canto suo operi tutto col timore di Dio e secondo le prescrizioni della Regola, sapendo che dovrà certamente rendere conto di tutti i giudizi suoi al giustissimo giudice Dio.

[12] Se poi si tratti di affari del monastero meno importanti, si serva del consiglio dei soli anziani, [13] perché sta scritto: "Fa' tutto col consiglio, e dopo non avrai a pentirtene".

I N D I C E


Strumenti delle buone opere

Capitolo quarto

[1] Anzitutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze;
[2] quindi il prossimo come se stesso.
[3] Poi non uccidere.
[4] Non commettere adulterio.
[5] Non rubare.
[6] Non avere desideri impuri.
[7] Non dire falsa testimonianza.
[8] Onorare tutti gli uomini.
[9] E ciò che non si vuole fatto a sé, non farla ad altri.
[10] Rinunziare interamente a se stesso per seguire Cristo.
[11] Mortificare il corpo.
[12] Non andare dietro ai piaceri.
[13] Amare il digiuno.
[14] Ristorare i poveri.
[15] Vestire l'ignudo.
[16] Visitare l'infermo.
[17] Seppellire il morto.
[18] Soccorrere il tribolato.
[19] Consolare l'afflitto.
[20] Farsi estraneo ai costumi del mondo.
[21] Niente anteporre all'amore di Cristo.
[22] Non compiere quanto è suggerito dall'ira.
[23] Non riserbare allo sdegno il tempo di sfogarsi.
[24] Non nutrire inganno nel cuore.
[25] Non dare pace falsa.
[26] Non abbandonare mai la carità.
[27] Non giurare, perché non avvenga di spergiurare.
[28] Dire col cuore e con la bocca la verità.
[29] Non rendere male per male.
[30] Non fare torti, e tollerare pazientemente quelli che ci vengono fatti.
[31] Amare i nemici.
[32] A quelli che dicono male di noi non ricambiare l'offesa, ma piuttosto dirne bene.
[33] Sopportare la persecuzione per la giustizia.
[34] Non esser superbo.
[35] Non indulgere troppo al vino.
[36] Non al molto cibo.
[37] Non al soverchio sonno.
[38] Non essere pigro.
[39] Non mormoratore.
[40] Non maldicente.
[41] Riporre la propria speranza in Dio.
[42] Se uno scorge in sé qualcosa di buono, lo riferisca a Dio, non a se stesso.
[43] Il male invece sia convinto d'averlo commesso lui e ne ritenga se stesso responsabile.
[44] Temere il giorno del giudizio.
[45] Aver orrore dell'inferno.
[46] La vita eterna desiderarla con ardente brama spirituale.
[47] La morte averla ogni giorno in sospetto dinanzi agli occhi.
[48] Vigilare ogni momento gli atti della propria vita.
[49] Tenere per certo d'esser veduto da Dio in ogni luogo.
[50] I cattivi pensieri che si affacciano alla mente, subito spezzarli su Cristo e manifestarli al padre spirituale.
[51] Custodire la propria lingua da cattive e scorrette parole.
[52] Non amare di parlare molto.
[53] Non pronunziare parole frivole o eccitanti al riso.
[54] Non amare di ridere molto e smodatamente.
[55] Ascoltare volentieri le sante letture.
[56] Attendere spesso all'orazione.
[57] Le colpe passate confessarle ogni giorno a Dio con lacrime e gemiti nella preghiera.
[58] Delle medesime colpe poi emendarsi per l'avvenire.
[59] Non appagare le voglie della carne.
[60] Odiare la propria volontà.
[61] Obbedire in tutto ai voleri dell'abate, anche se egli da parte sua - non sia mai - operi diversamente, memori di quel precetto del Signore: "Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno".
[62] Non volere esser detto santo prima di esserlo, ma prima esserlo, perché lo si possa dire con più verità.
[63] Osservare ogni giorno con i fatti i comandamenti di Dio.
[64] Amare la castità.
[65] Non odiare alcuno.
[66] Non nutrire gelosia.
[67] Non assecondare l'invidia.
[68] Non aver gusto di contendere.
[69] Fuggire l'alterigia.
[70] E rispettare i vecchi.
[71] Amare i giovani.
[72] Nell'amore di Cristo pregare per i nemici.
[73] Con chi si è avuta lite tornare in pace prima che tramonti il sole.
[74] E della misericordia di Dio non disperare giammai.

[75] Ecco, sono questi gli strumenti dell'arte spirituale. [76] E se saranno stati da noi giorno e notte assiduamente adoperati e nel dì del giudizio riconsegnati, ci verrà data in premio quella mercede che Egli stesso promise: [77] "Né occhio ha mai visto, né orecchio ha mai udito, né mente d'uomo ha potuto concepire ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano". [78] L'officina poi, dove usare con diligenza tutti questi strumenti, sono i recinti del cenobio e la stabilità nella famiglia monastica.

I N D I C E

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