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Degli Uffici divini notturni

Capitolo ottavo

[1] Durante l'inverno, cioè dal principio di novembre fino a Pasqua, secondo una ragionevole valutazione, la levata sia all'ottava ora della notte, [2] perché si dorma un po' più che metà della notte e i monaci si alzino a digestione compiuta.
[3] Il tempo poi che avanza dopo l'Ufficio notturno, dai fratelli che hanno bisogno d'imparare qualcosa del salterio o delle lezioni, sia impiegato in tale esercizio.
[4] Da Pasqua invece fino al suddetto principio di novembre l'ora della levata si regoli in modo che all'Ufficio notturno, dopo un brevissimo intervallo in cui i fratelli possano uscire per le necessità naturali, seguano subito le Lodi che devono recitarsi al primo albeggiare.

I N D I C E


Quanti salmi debbano dirsi nell'Ufficio notturno

Capitolo nono

[1] Nel tempo invernale determinato sopra, si dica anzitutto per tre volte il verso: "Signore, aprirai le mie labbra, e la mia bocca canterà le tue lodi", [2] a cui si aggiunga il salmo terzo col Gloria; [3] poi il salmo novantesimo quarto con l'antifona ovvero lentamente modulato; [4] quindi si dica l'inno e poi sei salmi con le antifone. [5] Cantati i salmi, si dica il verso e l'abate dia la benedizione; sedutisi poi tutti sugli scanni, dei fratelli leggano a turno dal codice sul leggio tre lezioni, a cui s'intercalino tre responsori. [6] Due responsori si cantino senza il Gloria, ma dopo la terza lezione il cantore aggiunga il Gloria: [7] e appena egli comincia a cantarlo, immediatamente tutti si alzino dai loro sedili per onore e riverenza alla Santa Trinità.
[8] I libri poi da leggere nell'Ufficio notturno siano quelli di divina autorità tanto del Vecchio quanto del Nuovo Testamento, come anche i commenti che vi hanno fatto i Padri cattolici d'incontestato nome e di retta fede.
[9] Dopo queste tre lezioni con i loro responsori, seguano gli altri sei salmi da cantarsi con l'Alleluia; [10] dopo di essi la lezione dell'Apostolo da dirsi a memoria, il verso, la supplica litanica, ossia il Kyrie eleison; [11] e così si ponga termine all'Ufficio della notte.

I N D I C E


Come debba celebrarsi l'Ufficio notturno nell'estate

Capitolo decimo

[1] Da Pasqua poi fino al principio di novembre si mantenga l'intero numero di salmi ch'è stato prescritto sopra; [2] le lezioni però dal codice, data la brevità delle notti, non si leggano, ma al posto delle tre lezioni se ne dica una sola, a memoria del Vecchio Testamento, seguita da un responsorio breve; [3] il resto si osservi interamente come è stato detto sopra; non si dicano cioè mai nell'Ufficio notturno meno di dodici salmi, oltre al terzo e al novantesimo quarto.

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Come si debba svolgere l'Ufficio notturno nelle domeniche

Capitolo undicesimo

[1] La domenica la levata per l'Ufficio notturno sia anticipata. [2] Anche in tale Ufficio si osservi una regola determinata: cantati cioè, come sopra abbiamo disposto, sei salmi e il verso, si siedano tutti con ordine ai loro posti sugli scanni, e vengano lette dal codice, come abbiamo detto sopra, quattro lezioni con i loro responsori; [3] solo al quarto il cantore aggiunga il Gloria, e appena egli lo comincia, tutti si levino subito con riverenza.
[4] Dopo tali lezioni seguano secondo l'ordine altri sei salmi, anch'essi con l'antifona come i precedenti, e il verso. [5] Quindi si leggano di nuovo a quattro lezioni con i loro responsori, con lo stesso ordine di prima. [6] Dopo di esse si dicano dai libri dei Profeti tre cantici stabiliti dall'abate: questi siano cantati con l'Alleluia. [7] Detto quindi il verso, e data la benedizione dall'abate, si leggano altre quattro lezioni del Nuovo Testamento col medesimo ordine di sopra.
[8] Dopo il quarto responsorio l'abate intoni l'inno Te Deum laudàmus; [9] e terminato che sia, l'abate legga un brano dell'Evangelo, mentre tutti stanno in piedi con ogni onore e riverenza. [10] Alla fine tutti rispondano Amen, e l'abate soggiunga immediatamente l'inno Te decet laus; e dopo che è stata data la benedizione, cominciano le Lodi.

[11] Quest'ordine dell'Ufficio notturno domenicale sia osservato egualmente in ogni tempo, sia d'estate che d'inverno, [12]salvo il caso - non sia mai - in cui s'alzassero troppo tardi: allora si dovrà abbreviare qualche cosa dalle lezioni o dai responsori. [13] Ma si badi con ogni cura che un tale inconveniente non avvenga; se però accadrà, ne renda degna soddisfazione a Dio nell'oratorio colui che l'ha causato con la sua negligenza.

I N D I C E


Come si celebri l'Ufficio delle Lodi

Capitolo dodicesimo

[1] Alle Lodi della domenica si dica prima il salmo sessantesimo sesto senza antifona, tutto di seguito; [2] quindi il cinquantesimo con l'Alleluia; [3] dopo di esso il centodiciassettesimo e il sessantaduesimo; [4] poi il Benedìcite e le "lodi", quindi una lezione dell'Apocalisse a memoria e il responsorio, l'inno, il verso, il cantico dell'Evangelo, la prece litanica; e così si termina.

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Come si celebrino le Lodi nei giorni feriali

Capitolo tredicesimo

[1] Nei giorni feriali invece l'Ufficio delle Lodi si svolga così: [2] si dica cioè il salmo sessantesimo sesto senza antifona, rallentando un poco come la domenica, perché tutti si trovino pronti al cinquantesimo, che deve dirsi con l'antifona. [3] Poi si dicano altri due salmi secondo la consuetudine, cioè: [4] al lunedì il quinto e il trentacinquesimo; [5] al martedì il quarantaduesimo e il cinquantesimo sesto; [6] al mercoledì il sessantesimo terzo e il sessantesimo quarto; [7] al giovedì l'ottantesimo settimo e l'ottantesimo nono; [8] al venerdì il settantesimo quinto e novantunesimo; [9] al sabato poi il centoquarantaduesimo e il cantico del Deuteronomio, che venga diviso in due Gloria. [10] Negli altri giorni i cantici, presi dai Profeti, si dicano ciascuno al suo giorno secondo l'uso della Chiesa Romana. [11] Quindi seguano le "lodi", poi una lezione dell'Apostolo da recitare a memoria, il responsorio, l'inno, il verso, il cantico dell'Evangelo, la litania e si pone termine.
[12] Ma l'Ufficio delle Lodi e del Vespro non deve assolutamente passare mai senza che alla fine, secondo l'ordine stabilito, sia recitata dal superiore e ascoltata da tutti l'Orazione del Signore, per le spine degli scandali che sogliono spuntare, [13] affinché i monaci, impegnati dalla promessa che nella stessa orazione fanno: "Rimetti a noi, come anche noi rimettiamo", si purifichino da tale vizio. [14] Nelle altre Ore invece si dica solo l'ultima parte di quella Orazione, sicché da tutti si risponda: "Ma liberaci dal male".

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Come debba celebrarsi l'Ufficio notturno nelle feste dei Santi

Capitolo quattordicesimo

[1] Nelle feste poi dei Santi e in tutte le solennità si celebri l'Ufficio allo stesso modo che abbiamo prescritto per la domenica, [2] eccetto che si diranno i salmi, le antifone e le lezioni proprie di quel giorno festivo; ma l'ordinamento sia quello stabilito sopra.

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In quali tempi debba dirsi l'Alleluia

Capitolo quindicesimo

[1] Dalla santa Pasqua fino a Pentecoste si dica senza interruzione l'Alleluia tanto nei salmi quanto nei responsori; [2] da Pentecoste invece fino all'inizio della Quaresima si dica ogni notte con gli ultimi sei salmi soltanto all'Ufficio notturno. [3] Ogni domenica poi fuori di Quaresima i cantici, le Lodi, Prima, Terza, Sesta e Nona si cantino con l'Alleluia; il Vespro invece con l'antifona. [4] Ma i responsori non si dicano mai con l'Alleluia, se non da Pasqua a Pentecoste.

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Quali siano i divini Uffici durante il giorno

Capitolo sedicesimo

[1] Come dice il Profeta, "Ti ho lodato sette volte durante il giorno". [2] Ora questo sacro numero di sette sarà da noi rispettato allo stesso modo, se adempiremo i doveri del nostro servizio alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e a Compieta, [3] perché appunto di queste Ore diurne il Profeta disse: "Sette volte durante il giorno Ti ho cantato la lode". [4] Infatti quanto alle Vigilie notturne il medesimo Profeta dice: "Nel mezzo della notte mi alzavo a celebrarti". [5] In queste Ore dunque rendiamo lodi al nostro Creatore per i giudizi della sua giustizia, cioè alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro, a Compieta; e la notte leviamoci a celebrarlo.

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Quanti salmi debbano dirsi in queste Ore

Capitolo diciassettesimo

[1] Abbiamo già stabilito l'ordine della salmodia per l'Ufficio notturno e le Lodi; ora vediamo per le altre Ore.
[2] A Prima si dicano tre salmi distinti e non sotto un solo Gloria; [3] l'inno della medesima Ora dopo il verso Deus, in adiutòrium, prima di cominciare i salmi. [4] Finiti poi i tre salmi, si reciti una sola lezione, il verso, il Kyrie eleison e le preci conclusive.

[5] A Terza poi, a Sesta e a Nona l'Ufficio si celebri similmente con l'ordine suddetto: cioè il verso, gl'inni delle medesime Ore, tre salmi per ciascuna, la lezione e il verso, il Kyrie eleison e le formule di conclusione. [6] Se la comunità è abbastanza numerosa, i salmi si dicano con le antifone se piccola, tutti di seguito.

[7] L'Ufficio del Vespro invece si compia cantando quattro salmi con le antifone, [8] dopo i quali si reciti la lezione, quindi il responsorio, l'inno il verso, il cantico dall'Evangelo, la prece litanica, e con l'Orazione del Signore si conchiuda.

[9] Compieta infine si celebri dicendo tre salmi, ma di seguito senza antifona; [10] quindi l'inno della medesima Ora, una sola lezione, il verso, il Kyrie eleison, e con la benedizione si ponga termine.

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