la Spiritualità
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Gli inizi
Conosciamo la spiritualità dei primi Cistercensi per mezzo dei documenti primitivi dell'Ordine: ci restano due versioni del "Piccolo esordio", storia degli inizi - il "Grande esordio" è della fine del XII secolo - e due della "Carta Caritatis", oltre a tre lettere di Santo Stefano Harding, il terzo abate di Citeaux. Da questi testi si possono facilmente dedurre i principali elementi della loro spiritualità:
  1. Il culto della Regola di San Benedetto, che va inteso come una ricerca di verità e di autenticità di vita monastica. Nella Regola si trovano consigliate anche le fonti della loro vita spirituale: la Sacra Scrittura e gli scritti dei Padri della Chiesa, che furono, si può dire, il pane quotidiano del loro spirito.
  2. La solitudine, che permette l'osservanza della Regola, e deve garantire I'otium monastico. Ozio nel senso dei latini, cioè il contrario degli affari, tempo libero per ciò che è propriamente umano, tanto che si parla di "ozio laboriosissimo".
  3. L'amore di Cristo per essere "poveri col Cristo povero". Povertà non solo materiale, ma imitazione dello spogliamento di Cristo, che porta alla semplicità e sobrietà della vita fino nella liturgia e nelle costruzioni.

L'epoca d'oro
Storia dell'Ordine
I Fondatori
La Regola di San Benedetto
La Spiritualità Cistercense

vedi anche:

Monastero di Casamari
Un gran numero di monaci scrittori fiorisce nel XII secolo, dalle loro opere possiamo individuare una spiritualità comune, notevole per la coerenza della dottrina e l'unità interiore tra la teoria e la pratica della vita monastica.
Conformemente a San Benedetto, i Cistercensi vedono il monastero come una "scuola del servizio divino", dove si impara la ricerca e l'esperienza di Dio, compito principale del monaco, e ci si esercita ad abbandonare tutto ciò che può impedire od ostacolare il raggiungimento dell' obbiettivo. I vari modi di qualificare la scuola monastica potrebbero essere considerati un riassunto della loro spiritualità: Scuola di Cristo, del Salvatore, dello Spirito Santo; scuola di amore, di pietà, di virtù, di umiltà; scuola di filosofia cristiana, di studi spirituali, ecc.
Ma, in pratica, cosa si insegna in questa scuola dai tanti nomi eppure unica per tutti i monasteri? Possiamo distinguere quattro argomenti:
  1. l'insegnamento sull'uomo;
  2. la vita ascetica;
  3. l'umanità di Cristo;
  4. l'esperienza di Dio.
  1. Anzitutto l'uomo deve conoscere se stesso: quest'invito già si poteva leggere sul tempio di Apollo a Delfi, fatto proprio anche dai filosofi.
    Per i Cistercensi, seguendo la tradizione dei Padri, l'uomo ha un'altissima dignità: è creato ad immagine e somiglianza di Dio e chiamato a vivere con Lui.
    Ma è lo stesso uomo che, a causa del colpa originale di Adamo, è sottomesso al peccato, che ha perso la somiglianza con Dio e offuscato la sua immagine.
    I nostri autori, però, sono fondamentalmente ottimisti: l'uomo conserva, nel disordine del peccato, le capacità innate di conoscenza e d'amore e un'aspirazione al bene, che è, almeno implicitamente, rivolta al bene supremo, Dio. L'uomo può, quindi, ritornare a Dio più con un atto d'amore che con la sua ragione.
  2. La pratica dell'ascesi ha un duplice aspetto: quello negativo, di rinuncia a tutti i desideri disordinati; positivo, perché rende capaci di rientrare in se stessi per riscoprirvi, mediante le virtù monastiche dell'obbedienza, umiltà, silenzio, carità fraterna, la capacità di conoscere ed amare Dio.
  3. Il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio occupa un posto centrale. Cristo è l'unico mediatore tra l'uomo e Dio; è, nella sua umanità particolarmente venerata, il modello, l'uomo perfetto che il monaco dovrà imitare per restaurare la somiglianza originale con Dio.
  4. Il risultato della scuola monastica è l'esperienza di Dio, descritta in diversi modi: visione di Dio, unione spirituale con Dio, pace e riposo in Lui, gioia, giubilo e contemplazione.
    E questo amore di Dio è inverato e verificato nella carità fraterna, nel servizio reciproco richiesto dalla vita monastica.